Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico

Potrei dire che Mix è il gatto di Max, oppure che Max è l’umano di Mix, ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un’altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene

Questo l’incipit di questa poetica e delicata storia sull’amicizia…

Quando Max ha diciotto anni, va a vivere da solo all’ultimo piano di una palazzina di Monaco, portandosi dietro Mix, il gatto nero con la pancia bianca dal profilo greco. Mix passa da una botola sul soffitto che Max gli lascia sempre aperta e che lo porta sui tetti, dove può esplorare, odorare l’aria fresca e guardare tutto quello che succede in strada. “Un amico si prende cura della libertà dell’altro…

Poi un giorno Mix comincia a pensare che la mancanza di luce e la delicata nebbiolina che in casa avvolge ogni cosa siano colpa dell’inverno… Ma Mix è diventato vecchio e sta perdendo la vista… Da quel momento tutto in casa resta al suo posto, e se qualcuno sposta una sedia o un oggetto, deve rimetterlo a posto… “I veri amici si prendono sempre cura l’uno dell’altro”.

Max è spesso via per lunghe ore a causa del suo lavoro, e Mix passa lunghe ore in solitudine. Ma un giorno Mix, che perdendo la vista ha affinato udito e odorato, sente dai vicini al piano di sotto che i topi messicani che tenevano in una scatola di vetro sono scappati… Qualche tempo dopo, sentendo dei rumori provenire dalla dispensa, Mix intuisce che deve esserci un topo. Ha così inizio un’altra storia d’amicizia, i due diventano inseparabili. Il topo Mex sarà gli occhi di Mix, e Mix farà esplorare a Mex i tetti dei palazzi vivendo insieme avventure indimenticabili.

Il racconto si conclude con questo ultimo capito dal titolo “Qualche parola su questa storia…”

Mi sono sempre piaciuti i gatti. Mi piacciono tutti gli animali, ma con i gatti ho un rapporto speciale. Tanti anni fa conobbi un astrologo cinese e anche se non credo che si possa prevedere il futuro, perché so che ognuno è responsabile del proprio destino e ogni destino è pieno di sorprese, accettai di farmi fare la carta del cielo. Dopo avermi chiesto dove ero nato, anno, giorno e ora, l’astrologo cinese tracciò una strana mappa piena di simboli e calcoli misteriosi, meditò a lungo e alla fine disse: – una volta, in una vita passata, sei stato un gatto, e molto felice, perché eri il gatto del mandarino -. Mi piacciono i gatti perché sono misteriosi, pieni di dignità e molto indipendenti. Quando conobbi il piccolo Mix, un gatto che mio figlio Max adottò all’Ente per la Protezione degli Animali di Monaco di Baviera, mi stupì la dignità che mostrava malgrado fosse un gattino non più grande della mia mano… Mix, come avete letto nella storia che precede queste parole, ebbe uno strano destino che avrebbe fatto soffrire molto qualsiasi altro animale, ma lui non perse mai il buonumore, che manifestava facendo le fusa, e quando come tutti i felini si assentava senza smettere di essere presente, avvolto nel grande mistero che circonda i felini, nella sua espressione si poteva leggere una grande felicità. Gli ho chiesto tante volte: a che pensi, Mix? Naturalmente non mi ha mai risposto e questa storia vuol rispondere proprio a quella domanda, vuol essere la voce del silenzio di Mix