Mappe delle mie emozioni di Bimba Landmann

“Mappe delle mie emozioni” è l’ultimo capolavoro di Bimba Landmann, un libro illustrato che è un viaggio alla scoperta delle nostre emozioni, attraverso itinerari segnati da monti, fiumi, laghi, mari e creature fantastiche che portano i nomi delle molteplici sfaccettature che compongono (e scompongono) come un puzzle i nostri stati d’animo.

Un bambino si avventura zaino in spalla, sacco a pelo, qualche affare personale e una barchetta a vela, verso terre sconosciute, o conosciute ma in modo indistinto e alla rinfusa, come spesso accade alle emozioni, che si confondono e si mescolano senza capire da cosa si siano originate e quale abbia innescato quella o l’altra reazione.

Il viaggio comincia attraverso l’elemento acqua, elemento per sua natura sfuggente, mutevole, inafferrabile, che porta il manifesto e lo lascia andare, trattenendone solo la memoria.

Il bimbo, colmo di entusiasmo, approda alla Foresta del Buon Augurio, sulle Terre della Speranza, dove le tinte azzurro-turchese riempiono il Mare dei Sogni in mezzo a cui sorge Utopia, la città Miraggio, circondata da una strada circolare panoramica. Qui le idee sono generate dai laghi, il Porto Promessa conduce all’Isola dei Desideri, dove abitano due unicorni, e c’è un antico castello, che si chiama Forse, perché ciò che non è certo, che non esiste ancora, ha bisogno di essere difeso, protetto, per il momento nascosto alla vista.

Il bimbo s’imbarca di nuovo, sempre di notte, e questa volta arriva in una sorta di bosco dove degli esserini gialli, gli Spaventini, sembrano scrutarlo in modo diffidente da ogni angolo, incutendogli timore e paura… Ma poi arriva qualcuno, tutto arrotolato a guscio di lumaca peloso, si apre, si srotola, gli tocca il viso, spalanca le braccia e gli parla nel suo linguaggio incomprensibile e poi si accomoda contento sulle sue spalle, conducendolo alle Terre della Paura. Qui la geografia si fa più impervia: la catena montuosa dell’Ansia e quella della Paura delimitano queste terre dalle tinte giallo-ocra e marroni popolate dalle Querce Urlanti Sgomento, dalle Prigioni Mute e da strade Senza Via d’Uscita. Il batticuore, il terrore e il sospiro, sono isole bagnate dal Mare del Dubbio. La Città Azzurra è inarrivabile, le sue alte mura la avvolgono in una spirale, e la Pianura di Ghiaccio e il Sentiero del Nascondimento la rendono inavvicinabile e introvabile…

La pausa pranzo in un ristorante dal menù decisamente poco invitante e da portate che lo sono ancor meno, provoca nel nostro protagonista un certo ribrezzo, che lo introdurrà all’esplorazione delle Terre del Disgusto, dove tutto evoca stagnazione, sporcizia e distorsione, dal Gran Mare Putrido alle Montagne Vomitanti, al Palazzo delle 1000 Puzze… Anche i colori sono portatori delle stesse sensazioni, dal rosso vinaccia al giallo senape, a pallide e indistinte sfumature di nero grigio beige.

Dopo un’altra notte di navigazione, approdo nella Valle della Gioia, dove è possibile affittare un paio di ali, e così visitare le Terre della Gioia, bagnate da due mari, Allegria ed Esultanza, e attraversate dal Fiume Buon Umore. La Fonte Gaia irriga una vivissima e coloratissima stella di undici fiumi. In queste terre la vita si celebra appieno, dalla Fabbrica della Felicità, situata di fronte alla Grande Fontana della Creatività, si può giungere al Palazzo degli Abbracci, avvolgente e rassicurante nella sua disposizione a ferro di cavallo, passando davanti al Cannone Musicale, che emette note colorate. Colori pastello dalle tonalità che ricordano quelle di un arcobaleno al tramonto e forme tondeggianti sprigionano serenità, tranquillità, provocando sorrisi interiori, ed esteriori!

L’incontro con un animale alato, rosso e con tanto di corna e denti aguzzi, ci introduce nell’intenso ed esplosivo mondo della Rabbia. Il bimbo, che istintivamente reagisce al furore del mostro minacciando e difendendosi, porge poi la mano all’animale infuriato, che si lascia accarezzare, poi si sdraia, e anch’egli srotola qualcosa… una fortezza che teneva rinchiusa nel proprio corpo, e gli fa dono di una coroncina regale. Circondate da bollenti mari e acque incandescenti, seminate da vulcani in eruzione e popolate dai Rossi Giganti Vendicatori, tutte le sfaccettature di quest’emozione esplosiva e stracolma di energia sono presenti.

Indossata la coroncina, il bimbo viene deriso da alcuni individui, l’umiliazione che ne deriva lo fa sprofondare in uno stato di ripiegamento su sé stesso, seduto in un bosco, il bimbo nasconde la testa tra le mani. Siamo nella Foresta delle Maschere, ingresso dell’Arcipelago della Vergogna, tante isolette sparse rappresentano ognuna una manifestazione, una causa o una conseguenza di quest’emozione, l’Isola “Non Sono Nessuno” accanto all’Isola “Non So Fare Nulla”, “Voglio sparire”, “Bruciore”, una casetta sola soletta su un’isola sperduta, “Casa Sguardo basso”. La Grande Isola Galleggiante Giudizio è un enorme occhio. In queste terre sparse gli elementi galleggiano, sono distanti l’uno dall’altro, tutto è vivo, ma non osa vivere, è come se fosse stato messo in attesa, raffreddato, le tinte sono solo accennate, lavanda, rosa pallido, verde acqua, delicate, ma senza fermento, senza vitalità…

Ripresa la barchetta e lasciata la Foresta delle Maschere, una magnifica illustrazione ritraggono il bimbo e il suo compagno di viaggio su una montagna, davanti si staglia un paesaggio onirico tra un’aurora boreale e uno scorcio lunare, animali fantastici sullo sfondo… Viene in mente il Piccolo Principe con la sua volpe, e un sottotitolo: “L’essenziale è invisibile agli occhi”…

Siamo sulle Terre della Meraviglia, colore predominante l’azzurro pastello con tutte le sue sfumature, il Grande Mare di Nuvole e le Barche Volanti sembrano invitarci a toccare il cielo con un dito, in fondo è un po’ così che ci si sente quando ci troviamo in questo stato, quando l’apertura è totale di fronte all’essenziale e le parole non servono più a nulla. Qui la Via dell’Estasi conduce alla Fabbrica delle Forme Perfette, alimentata dalla Fontana Poetica, e la Foresta Senza Parole è abitata da cervi e dinosauri che si guardano l’un l’altro in armonia e spirito di condivisione.

Arriva poi il momento del ricongiungimento tra l’esserino e il suo principe, e il nostro bimbo sperimenterà la gelosia… Molte forme evocano il ripiegamento su sé stessi e l’attorcigliamento, come il Percorso che conduce alla Spirale del Tormento, il Bosco Possessività e il Palazzo dei Mille Specchi d’Invidia. La Spiaggia Controllo e il Labirinto dell’Ansia ci mostrano alcuni sintomi di questa complessa emozione, cause e comportamenti conseguenti sono tutti raffigurati su questa mappa gialla nel cui mare nuotano piovre, che con i loro tentacoli ci avvolgono e ci rendono prigionieri di pensieri ripetitivi e ossessivi.

Il bimbo prosegue il suo viaggio, ma adesso è solo, tutto gli appare arido e privo di senso, i colori sono scomparsi, così come l’acqua. Si ritrova nelle grigie e bianche Terre della Tristezza, dove i fiumi sono prosciugati, il deserto è di ghiaccio e il mare è diventato un imbuto che conduce al Deserto della Desolazione, fiancheggiato dalla Valle dei Desideri Spezzati e dalla Valle dell’Oppressione, due tristissimi e malinconici occhi ne segnano l’ingresso. Vediamo le due diverse e opposte sfaccettature della tristezza, la malinconia è un laghetto di lacrime in cui si bagna sconsolato un dinosauro, e la collera è il Mostro Dolore, con denti aguzzi, occhi spalancati e aculei sulla schiena.

Ma il bimbo continua a pensare al suo amico, e decide di tornare dal principe, superando la brama di controllo e di possessione. I tre continuano il viaggio insieme verso l’ultima tappa, verso quell’emozione che non è neanche un’emozione ma uno stato al di là di tutti gli stati oscillanti e passeggeri. Non si tratta né di una terra né di un arcipelago, ma di un’isola, l’Isola dell’Amore, la cui piantina ricorda l’organo del cuore, così come i colori ne evocano il calore, la vitalità, la pulsazione.

Il Drago Accarezzatore dalla cui schiena escono mani aperte e un uccello Millebaci rosa dalle molteplici teste sono pronti ad accogliere e ricevere, mentre il Bosco Centofrutti, la Fonte della Cura e il Lago Generosità a dare. Tutto è rigoglio, fiori, movimento, pienezza e calore, tutto sembra avvolgerci e proteggerci con delicatezza.

È un libro che ci racconta una vita, La vita, quella di ognuno di noi, i tanti modi in cui il mondo interno si riversa all’esterno. È un libro-guida che si può consultare, osservare, percorrere in ogni senso e che ci dà qualcosa di diverso a seconda dello stato d’animo in cui ci troviamo in quel momento, una piantina del nostro inconscio, illustrata in un modo capace di parlare proprio con quella parte così profonda di noi che non sa interpretare il linguaggio delle parole, ma solo quello dei simboli. Ecco, è un libro che riesce a comunicare con le parti profondi di noi stessi in modo immediato.

“Mappe delle mie emozioni” di Bimba Landmann ed. Camelozampa