Il fiore del signor Moggi

Si può dipingere un sogno? E se in questo sogno intravedessimo qualcosa di perfetto e di puro che ci segna l’anima e volessimo riportarne qualche traccia in questa realtà?
“Il fiore del signor Moggi” è la storia di una ricerca, ed è anche la storia di un cuore che solamente aprendosi si ritroverà.
Il blu indaco, insieme al viola, colori predominanti di questo albo, ci trasportano in un’atmosfera onirica… il tratto dolce che disegna i contorni delle forme si accompagna alla pienezza e alla determinazione della tonalità cromatica, accompagnando il lettore dentro questo racconto delicato e profondissimo.
In apertura il sogno del signor Moggi, che ritrovandosi in volo notturno, come qualche esploratore onirico di Chagall, osserva sotto di sé una città sconosciuta, colorata, vivace, nel centro della cui piazza giace un fiore fuori dal comune, a forma di farfalla, di un colore mai visto prima di allora: “un blu profondo con riflessi di verde e oro e un tocco di rosso, o viola”.
Al risveglio il signor Moggi, pur non essendo un pittore professionista, si mette all’opera tentando di fissare su tela il viaggio onirico.
E riscivolando nella realtà materiale, i colori mutano, seguono tonalità e sfumature del giallo del marrone e del rosso appartenenti al mondo fisico, alla terra.
Lo studio e gli abiti del signor Moggi sono viola e celesti, un gatto bianco dorme in un angolo, vegliando la sua arte mentre lui osserva la tela, pensieroso… non è convinto che i colori e le forme del suo sogno siano esattamente come quelli che ha riprodotto, il fiore non vibra alla stessa frequenza di quello sognato… Giorno dopo giorno, il fiore, le case e i palazzi sbiadiscono, si spengono… A nulla valgono i consigli di alcuni vicini e della moglie, che proiettano sul fiore soltanto le proprie personalità, senza coglierne l’essenza originale.
Affranto ma risoluto, il signor Moggi decide di cercare ispirazione laddove di fiori ne può osservare tanti, e diversi, prima a una mostra di pittori giardinieri, poi al museo, e infine al giardino botanico. Ma nessun fiore, per quanto meraviglioso e strabiliante, si avvicina alla perfezione di quello sognato.
E poi accade qualcosa, mentre il signor Moggi siede sconsolato su una panchina, avviene un incontro inaspettato con una bambina dalla pelle scura e dai capelli neri, a cui egli dipinge con le parole il suo fiore a forma di farfalla e le sue difficoltà nel ritrovarne l’essenza in questa realtà.
Segue una magnifica illustrazione, in cui al viola si mescolano calde tonalità di rosso, bordeaux e lilla… una grande farfalla viola trasporta la bimba e il signor Moggi verso un mondo lontano, quello di lei, che il fiore afferma di conoscerlo benissimo, perché proviene dal suo paese!
La farfalla, considerata in molte culture simbolo di trasformazione e di evoluzione spirituale, punto d’incontro tra il mondo visibile e invisibile, tra tempo ed eternità, trasporta simbolicamente il signor Moggi in un mondo puro, essenziale, originale, come quello dei bambini, che senza sovrastrutture e limiti all’immaginario, hanno la capacità naturale di giungere immediatamente all’essenza delle cose, ad una dimensione dove i colori sono vividissimi e il confine tra sogno e realtà sottilissimo.
Un albo magico in cui la poesia dei colori e delle forme delle illustrazioni di Nicoletta Bertelle danza splendidamente insieme alle parole di Bernard Friot.
“Il fiore del signor Moggi” edizioni FATATRAC